Scienza19 dic 2023

Quali gruppi muscolari lavorano quando pedali

Scopri quali gruppi muscolari lavorano in bici per ottimizzare il riscaldamento, prevenire gli infortuni da sovraccarico e migliorare l’allenamento di forza.

What muscle groups are used while cycling

La bici coinvolge tutti i principali gruppi muscolari di gambe, core e parte alta del corpo: la potenza della pedalata viene dalla parte bassa, mentre core e parte alta hanno un ruolo vitale nel mantenere equilibrio e postura. Capire quali combinazioni di muscoli lavorano ti permette di migliorare il riscaldamento, inserire esercizi mirati nell’allenamento di forza e prevenire gli infortuni da sovraccarico.

I gruppi muscolari che lavorano in bici

In bici i muscoli delle gambe lavorano più intensamente. Una complessa attivazione di gruppi diversi produce la potenza necessaria alla pedalata. Quadricipiti e glutei sono i motori principali, mentre femorali e polpacci stabilizzano il movimento: i femorali danno stabilità al ginocchio, i polpacci alla caviglia.

Durante la pedalata entrano in gioco vari gruppi. I quadricipiti, 4 muscoli della coscia, lavorano dall’alto verso il basso generando la potenza massima. Tra ore 6 e ore 9 i femorali danno stabilità al ginocchio nella fase di trazione. I polpacci lavorano insieme ai femorali per dare una spinta in più nella parte alta della pedalata.

I glutei sono decisivi nella prima fase della pedalata e forniscono circa un terzo della potenza. Non estendono solo l’anca: hanno un ruolo vitale nella tecnica corretta perché stabilizzano il bacino, regolano la rotazione della coscia e riducono la pressione sulle ginocchia. Glutei poco attivi possono causare problemi al ginocchio: quando non lavorano abbastanza, il compito di stabilizzarlo passa a quadricipiti e femorali, con possibile affaticamento e infortuni. Per attivarli meglio prova a ruotare il bacino verso il manubrio mentre pedali.

Mentre prendi velocità grazie alle gambe ti serve una piattaforma stabile per trasmettere quella forza in modo efficiente. È qui che entrano in gioco core e parte alta del corpo, mentre ti bilanci sui 3 punti di contatto con la bici. Pedalando usi gli stabilizzatori anteriori e posteriori del core: addominali ed erettori spinali. La forza del core serve a trasferire la forza dalle gambe ai pedali. Un core forte significa anche meno peso su mani e polsi, e quindi una pedalata più confortevole nelle uscite lunghe.

Nella parte alta del corpo i ciclisti usano soprattutto 3 gruppi: tricipiti e pettorali sostengono il peso del busto, mentre il gran dorsale interviene nello spingere e tirare il manubrio.

La bici può creare squilibri muscolari, perché carica in modo diverso i vari gruppi. Per evitarlo è decisivo affiancarle un piano di allenamento con i pesi completo, che lavori su tutti i principali gruppi muscolari. Inserisci esercizi per la parte bassa come affondi, slanci delle gambe e squat per rinforzare i glutei. Il plank e le sue varianti sono efficaci per il core, mentre gli esercizi per braccia e addominali migliorano la posizione in sella. Aggiungere i burpee, infine, aumenta la potenza esplosiva di tutto il corpo.

Primo piano delle gambe di una ciclista con pantaloncini neri su un CAROL Bike

Quadricipiti e glutei sono i motori principali, mentre femorali e polpacci stabilizzano il movimento della pedalata.

Sistemi energetici aerobico e anaerobico

L’energia che ricavi dal cibo è immagazzinata nei muscoli sotto forma di adenosina trifosfato (ATP). Durante l’allenamento può essere riconvertita in energia da 1 di 3 sistemi: fosfageno, anaerobico e aerobico.

Il sistema fosfageno si attiva per primo e usa la piccola quantità di ATP già presente nei muscoli. Può quindi fornire energia solo per i primi 8-10 secondi di esercizio.

Il sistema anaerobico (o glicolitico) usa il glicogeno, lo zucchero immagazzinato nei muscoli, per trasformarlo in ATP. È piuttosto rapido perché non dipende dall’ossigeno e produce energia sufficiente per circa 90 secondi. È il sistema usato negli esercizi con i pesi brevi e intensi o nell’HIIT.

Il sistema aerobico (od ossidativo) si attiva per ultimo, entro 2 minuti dall’inizio dell’esercizio, quando cuore e polmoni iniziano a fornire ossigeno ai muscoli per innescare una reazione chimica. Usa il glucosio che proviene dai residui di glicogeno, dal sangue e dalle riserve di grasso. È la fonte principale di energia nell’esercizio di resistenza a intensità moderata.

Fibre lente e fibre veloci

Tutti i gruppi muscolari sono fatti di 2 tipi di fibre, corrispondenti ai 2 sistemi energetici principali. Le fibre lente hanno poca forza ma una resistenza eccezionale: usano il metabolismo aerobico per produrre forza e funzionano bene nelle uscite lunghe a intensità moderata. Le fibre veloci generano invece molta più forza e lo fanno 2-3 volte più rapidamente, ma si affaticano in fretta. Sintetizzano energia per via anaerobica e sono perfette per gli sprint ad alta intensità. Sono anche quelle che contribuiscono di più alla crescita muscolare e si attivano nel sollevamento pesi e nell’allenamento di forza.

Quasi tutti nascono con metà fibre lente e metà fibre veloci, ma la proporzione esatta dipende anche da genetica e allenamento. Dopo i 30 anni si iniziano a perdere fibre muscolari e, entro i 75-80 anni, questa perdita può arrivare al 50% della massa magra, secondo gli studi. Molti fattori contribuiscono al calo della massa muscolare con l’età, ma il più importante è l’inattività. Le fibre veloci sono particolarmente vulnerabili, perché si usano solo negli esercizi ad alta intensità, meno frequenti per la maggior parte delle persone. La loro riduzione incide su forza e potenza, aumenta il rischio di infortuni e peggiora la composizione corporea. Per questo è importante inserire nella settimana tipi di esercizio diversi, che lavorino su entrambi i tipi di fibra.

L’allenamento di punta della CAROL Bike, il REHIT è un esercizio alla massima intensità che attiva le fibre veloci dei muscoli della parte bassa del corpo. La capacità massima di queste fibre è di 30 secondi, quindi per attivarle servono sprint brevi e intensi. I 2 sprint REHIT da 20 secondi hanno la durata perfetta per allenarle, con un recupero sufficiente tra l’uno e l’altro. La sintesi energetica anaerobica porta all’accumulo di acido lattico nei muscoli, con dolore e fastidio se provi a usarli oltre i 30 secondi o non recuperi abbastanza tra gli sprint. Si consiglia di lasciare almeno 60-90 secondi di riposo dopo ogni sprint esplosivo. Nel REHIT puoi personalizzare il recupero da 1 a 3 minuti.

Le fibre lente si allenano con intervalli più lunghi (da 30 secondi fino a 3 minuti) e richiedono meno recupero. Puoi usare quasi tutte le Free Ride basate sulle zone della CAROL Bike o altri programmi personalizzati per allenarle.

Primo piano della gamba di una ciclista con pantaloncini neri

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Quali sono gli infortuni più comuni in bici?

Gli infortuni ciclistici si dividono in acuti e cronici. Quelli acuti avvengono all’aperto in seguito a incidenti, mentre la cyclette elimina del tutto questo rischio.

Gli infortuni cronici nascono di norma da postura scorretta, assetto della bici sbagliato e sovraccarico. Secondo studi, le zone più colpite dagli infortuni da sovraccarico sono collo (48,8%), ginocchio (41,7%), zona inguinale e glutei (36,1%), mani (31,1%) e zona lombare (30,3%). Per prevenirli è decisivo che la bici sia adatta alla tua statura e alle tue misure e che mantenga una posizione corretta. Stare troppo bassi e troppo arretrati sulla sella ostacola il reclutamento efficiente dei muscoli principali: meglio inclinarsi in avanti ed evitare l’iperestensione dell’anca.

Il dolore al collo compare di norma quando resti troppo a lungo nella stessa posizione. Per alleviarlo inserisci nella routine scrollate di spalle e allungamenti del collo, che sciolgono la tensione. Se il manubrio è troppo basso, incurvare la schiena carica il collo: se il fastidio è frequente, presta attenzione alla posizione.

Il dolore al ginocchio è così comune da avere un nome: la sindrome del ginocchio del ciclista. Anche qui la causa principale è un assetto sbagliato. Il dolore anteriore compare quando la sella è troppo bassa e carica eccessivamente la rotula. Quello posteriore quando la sella è troppo alta e stira le inserzioni dei femorali. I dolori laterali possono nascere da tacchette montate male, che fanno lavorare il ginocchio su una traiettoria scorretta.

In bici quadricipiti e glutei sopportano il carico maggiore, mentre i femorali possono restare deboli e contratti. Questa rigidità può causare dolori vari: alla schiena, al ginocchio e al collo. Femorali poco flessibili portano il ciclista a incurvare la colonna, con una posizione scorretta in sella. È quindi essenziale inserire esercizi di forza e di allungamento mirati soprattutto sui femorali.

Il dolore lombare può derivare da un core debole, che non offre sostegno sufficiente. Anche un attacco manubrio troppo lungo o un manubrio troppo basso caricano la zona lombare. Infine, anche stare seduti alla scrivania per lunghi periodi incide sullo stato dei muscoli della schiena.

La bici è uno sport di resistenza che usa gruppi muscolari della parte alta e della parte bassa del corpo. Per migliorare i risultati ed evitare infortuni da sovraccarico devi inserire nella routine allenamento di forza e allungamento. Lavora su tutti i principali gruppi, soprattutto quelli poco sollecitati ma importanti per la posizione e la tecnica corrette.

Gli infortuni da sovraccarico nascono quando il carico di allenamento supera il tuo livello attuale: è quindi decisivo introdurre gradualmente durate più lunghe e intensità più alte. Aumentando il carico per gradi permetti al corpo di adattarsi e di costruire forza e resistenza nel tempo. Questo approccio progressivo riduce il rischio di infortuni e rende i progressi sostenibili. Ricorda: pazienza e costanza sono la chiave per raggiungere i tuoi obiettivi riducendo al minimo il rischio di farti male.

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